Montagna senza neve... in famiglia! - Parte Seconda

Buonasera agli amici di Educazione Consapevole!

Eccomi con voi per scoprire la seconda parte del capitolo "Montagna senza neve" di #naturainfamiglia!

Dopo avervi condotto con noi in una ventosa gita al Passo di San Marco, sono ora pronta ad accompagnarvi alla scoperta di un itinerario extra easy, che promette e regala una bella esperienza con la famiglia, senza neve (ma se ne arriva... ci sarà da divertirsi!).

Restiamo in zona Alta Valle Brembana, fermandoci un po' prima dell'ultima volta, salendo in cima al Monte Avaro per raggiungere i suoi "Piani".

Un modesto ticket giornaliero di € 2.00 è richiesto per salire in auto fino su questo spettacolare altopiano a 1700 metri s.l.m. : un pedaggio ragionevole, non trovate?


Scendere dall'auto e guardarsi intorno meravigliati è una cosa sola: noi adulti ci siamo stati decine di volte negli ultimi 17 anni; i bambini erano già stati qui, ma la piccola non se lo ricorda più e il fratellone non ci aveva mai messo piede in inverno. Beh, inverno assai strano, senza un fiocco di neve: tutto è concolore fino al bosco sottostante e una spruzzatina di bianco è visibile solo sulle cime più alte (parliamo di quote oltre i 2500 metri).

Ma il posto è comunque bellissimo: si parcheggia di fronte ad un piccolo parco giochi con tanto di tavoli da pic nic e cartellonistica informativa, che aiuta a capire che il luogo fa parte del Parco delle Orobie Bergamasche e il nostro comportamento richiede quindi attenzione e cura adeguati.



Il sole è meraviglioso e non tira vento: la visibilità è eccezionale e inforcare gli occhiali da sole è davvero necessario (soprattutto per i bambini, ricordatelo sempre!).

L'acqua naturalmente presente è in parte immobile, ghiacciata nelle pozze e sulle rocce e in parte ancora scorre in torrentelli gelati e trasparenti come il cristallo.


Abbiamo deciso di pranzare alla baita "Ristorobie"(adiacente al parcheggio; prenotare è meglio, i posti sono piuttosto limitati!), per cui ci incamminiamo senza zaino da pic nic in spalla lungo la pista per lo sci di fondo che diparte proprio dal retro del Ristorobie e si inerpica dolcemente sul fianco dell'altopiano.

Incontriamo una pozza completamente ghiacciata, che essendo però esposta al sole non ci dà sufficiente affidamento per salirci sopra: nessun bagno è gradito, oggi, nemmeno se si trattasse di bagnare soltanto gli scarponi!

Nei pressi della pozza troviamo alcune raccolte di escrementi che potrebbero essere di lepre: ricordo bene di aver avvistato anni fa una lepre variabile proprio qui, durante un inverno pieno di neve!
Gli animali selvatici lasciano tracce ovunque: con un po' di fortuna si possono trovare spesso i segni del loro passaggio e, a seconda dell'età e degli interessi dei bambini, se ne può fare una caccia al tesoro e un'occasione di apprendimento di ottime abilità e competenze: pazienza, capacità di osservazione, curiosità e problem solving, capacità di adattamento...
Proseguiamo il cammino, ormai senza giacca (fa troppo caldo!), guardandoci intorno alla ricerca della classica croce che indica la mèta.


 Arrivati in cima al dolce "panettone" collinoso, lo sguardo spazia a 360° ed è l'occasione per ricordare che è meglio sedersi a guardare intorno ed in alto con il binocolo, pena la perdita di equilibrio girando su se stessi come trottole!

L'ora è prossima al pranzo, meglio rientrare alla base di partenza di gran carriera, scendendo a zig zag lungo il pendio, navigando "a vista" verso la baita che ci aspetta con qualcosa di buono e di caldo da mettere sotto i denti e nello stomaco.

Ottimo pranzo: a pancia piena ci vuole un poco di relax ed è così giunto il momento di godersi le panche e i giochi del parchetto.

Ma poi... ancora due passi? Ovviamente, giusto in tempo per scoprire che oggi pattineremo sul ghiaccio... senza pattini! E senza alcun biglietto da pagare...

Sul retro dell'albergo-rifugio Monte Avaro, la costruzione che domina il pianoro, si trova un bel laghetto completamente ghiacciato e protetto dal sole per il tempo necessario a far sì che le sua acque siano interamente e stabilmente ghiacciate.

Famiglie intere si stanno godendo giochi e scivolate: una corsa fino al lago, una verifica di prudenza sulla tenuta del ghiaccio e poi... via! Si pattina tutti insieme!


La luce del giorno sta cambiando, diventa più "calda" mentre l'aria, al contrario, si sta sensibilmente raffreddando. I colori tutto intorno sono incredibilmente vividi e chiedono di essere immortalati: impossibile esimersi, che ne dite?




La luna diviene sempre più luminosa nel cielo, sembra un faro, grande e splendido. Il pianoro ondulato, paradiso dei bambini quando c'è la neve e delle marmotte e delle mucche in estate, sembra regalare ricordi di sabbia: un gelido deserto che profuma di montagna.


Ormai fa davvero freddo e sentiamo tutti il bisogno di rifugiarci nell'auto, che raggungiamo non prima di esserci fermati a toccare una particolarissima e assai bella mappa tridimesionale delle malghe della zona, adatta anche ad utenti non vedenti (è scritta anche in Braille!), nei pressi di una baita in pietra che funge da punto informativo del Parco delle Orobie Bergamasche.


Ammirare il cielo che muta ed osservare il tramonto è la degna conclusione di questa escursione di #naturainfamiglia.


L'ultimo atto di questa splendida giornata in montagna con i bambini è l'attesa del crepuscolo e la ricerca della prima stella della sera, che altri non è se non il Pianeta Venere: lo sapevate? E i vostri bambini?

 

Felicità. Niente altro (e cosa desiderare di più?).

Spero che i prossimi a raccontare le vostre esperienze di #naturainfamiglia siate voi! Raggiungetemi tramite il blog con il suo Modulo di contatto, oppure sulla Pagina FB di Educazione Consapevole.

Un caro saluto a tutti,
Maria Beatrice

Montagna senza neve... in famiglia! - Parte Prima

Cari amici di Educazione Consapevole,
quasi in tempo reale, mentre mi riscaldo con una buona tazza di tisana, eccomi a raccontarvi l'odierno capitolo di #educazioneconsapevole e di #naturainfamiglia.

28 Dicembre: sole, vento, cielo azzurro, PM10 oltre i livelli in città, skyline delle montagne bergamasche che chiama.

Complici le vacanze natalizie, ecco pronta la ciurma per una escursione invernale... senza neve!

Destinazione: Passo San Marco (chiuso), testa della Valle Brembana.

 
Il fenomeno dell'inversione termica dovrebbe  garantirci temperature più miti in alta quota, anche considerando che andiamo ad imbeverci di sole. Allestimento da escursionismo invernale (grazie per sempre a Decathlon che ci offre buoni capi a buon prezzo!), scarponi ai piedi, zainetto con pic nic incorporato in spalla e via!

Arriviamo alla centenaria Casa Cantoniera di San Marco, dove lasciamo l'auto e ci inerpichiamo seguendo la Via Priula.

Pensare di calpestare un tracciato che ha centinaia di anni emoziona ed offre la possibilità di parlare di storia e non solo, di farsi domande e di scoprire che moltissimo di ciò che ci circonda ci è quasi sconosciuto...

Il panorama è favoloso, al sole si sta bene ma c'è vento... ed è tagliente e freddo più del previsto! Camminare a passo svelto è l'unico antidoto.


Niente neve su questo versante, solo alcune lastre di ghiaccio adatte a qualche divertente scivolata.

 
In alcuni tratti si scorge il passaggio di qualche animale selvatico, che lascia dietro di sè le inevitabili "fatte" (cioè gli escrementi), a testimonianza degli ultimi pasti; ecco anche l'ingresso di una tana di marmotte, ben chiusa per l'inverno.




La Storia continua a bussare allo sguardo: ciò che resta di trincee, fortini e passaggi sotterranei della Grande Guerra è davanti ai nostri occhi. 


Sarà il silenzio, sarà il vento, sarà il freddo che a tratti ci fa seppellire le mani nelle tasche e il viso nei cappucci delle giacche... ma il pensiero di ciò che qui si è consumato mi ferma le gambe e mi costringe a respirare profondamente. Recito una preghiera per tutti i soldati che qui hanno patito chissà quali sofferenze e poi guardo il Cielo che si estende limpido sopra di noi, a dare speranza.

Arrivati al Passo, il vento si fa davvero insostenibile e violento, gelido e tagliente come non mai, al punto che ci ripariamo sotto il cippo della Serenissima Repubblica di Venezia che campeggia con tanto di aquila.


La bandiera d'Italia sventola con violenza a poca distanza da noi: l'unico rumore che si sente a parte il fischio del vento.


Uno sguardo rapido alla piastra che indica le montagne all'orizzonte (un bellissimo colpo d'occhio, nel quale riconosco subito il Pizzo Badile per l'inconfondibile forma), due passi rapidi sulle chiazze di neve che troviamo sul versante valtellinese del Passo e poi via, subito, salendo a sinistra, verso un tavolo da pic nic soleggiatissimo, con imperdibile vista sul Lago di Valmora (ghiacciato!).



28 Dicembre: pranzo al sacco a 2000 metri di quota con la famiglia al completo. Che cosa speciale!

A metà pic nic ecco una sagoma in cielo, che prende quota e volteggia obbedendo alle correnti ascensionali: sembra un rapace, ma non ne siamo certi. Troppo piccolo per essere un'aquila, troppo sagomato per essere una poiana, troppo grosso per essere un falco... chissà! Purtroppo non provo nemmeno a scattargli una fotografia, una volta tanto preferisco guardare e non perdermi nemmeno un istante di questo bello spettacolo.

Sono passate ormai le tre e mezza del pomeriggio, è ora di scendere e tornare all'auto. Tornare a casa.

Abbiamo le guance arrossate e gli occhi limpidi: #naturainfamiglia ha colpito ancora.

E voi? Quando ci andate?

Un abbraccio a tutti,
Maria Beatrice

L'infermeria delle chiocciole

Buonasera cari amici,
eccomi per condividere con voi un capitolo tenero e recente di #naturainfamiglia.

Durante l'estate ci siamo occupati delle chiocciole della scuola dell'infanzia frequentata dalla Tata; quattro gasteropodi che avevano avuto un nobile ruolo in classe: prendere parte al progetto sul riciclo e dimostrare la fase di "destino naturale" degli scarti organici (quello che siamo abituati a chiamare "umido").
Ad essere sincera le quattro chioccioline affidateci non ci avevano mosso il cuore, forse perchè sapevamo di doverle restituire o forse perchè eravamo decisamente impegnati a ristrutturare la Casa nella Natura di #educazioneconsapevole e il nostro tempo era quasi del tutto dedicato a pulire, restaurare, costruire, montare, dipingere, scavare e chi più ne ha, più ne metta...
Martellate sul dito, tagli e fiacche compresi, eh!
Fatto sta che (almeno noi adulti) eravamo sollevati e contenti di poter restituire le quattro creaturine alla scuola, alla ripresa dell'anno educativo. 

E pensavamo che il capitolo gasteropodi fosse chiuso... e invece no!

Giusto poco prima di terminare il "Percorso della Rana" (ops! Ancora non ne ho scritto sul blog... debbo rimediare!) eccoci capitare di fronte a due belle chiocciolotte di prato, tutte rugiadose e striscianti sulle foglie bagnate. 

Una delle due aveva il guscio danneggiato, due cornini lughi lunghi e un'aria simpatica (vi prego di credermi); l'altra era bella, grossa e stava proprio vicino vicino alla prima.

Insomma, abbiamo deciso di portarle a casa e di allestire un terrario appositamente per loro. Sono state battezzate Luca e Gino (sic!) e messe insieme a condividere un nuovo pezzo di vita protetta, al sicuro da predatori e altri pericoli.
Abbiamo così iniziato un'esperienza familiare di accudimento delle chiocciole, abbiamo imparato e letto (ad esempio: sapevate che l'osso di seppia è adatto ad aiutarle a ricostituire il guscio? Per via del calcio!), cercato informazioni, cercato sassi, cercato foglie, cercato rami, cercato piante, cercato terra...

Un vero lavoro da esploratori e da piccoli veterinari.

Al giro successivo nel bosco ecco che troviamo un'altra chiocciola decisamente malmessa, in estivazione (cioè "imbozzolata" e chiusa), col guscio proprio rovinato. Ed ecco aggiungersi Higuain (vi prego, non dite nulla in merito...) al gruppetto di chiocciole.

Poi una mattina papà ci scrive una mail e ci avvisa di aver trovato un'altra chiocciola in difficoltà, più piccola e scura delle altre: potevamo forse abbandonarla ad un destino di essiccazione sulle mura assolate di Bergamo Alta? Giammai!

Ed ecco arrivata Lucilla.
Insomma: quattro creature graziose, interessanti e un po'acciaccate ora fanno parte della famiglia!
Vi assicuro che la loro presenza è stimolo a "prendersi cura" e a crescere (compreso il nonavereschifodellabava e e anche il nonavereschifodellaverduramarcia)!

#naturainfamiglia prosegue, vi parlerò presto del Percorso della Rana, promesso!

Un saluto a tutti,
Maria Beatrice

...e tra una settimana riparte lo Spazio Gioco di Curno!

Buongiorno cari amici di Educazione Consapevole!

Eccomi finalmente a dare la notizia che in tanti mi hanno chiesto in queste ultime settimane: lo spazio Gioco comunale di Curno "Ludobaby" riparte tra poco!


Non c'è due senza tre... e il quarto vien da sè, mi dicono. Stavolta hanno ragione: per il quarto anno consecutivo sarò con voi a condurre la Ludobaby, a partire dal prossimo 26 Settembre.

Canteremo, giocheremo, balleremo, suoneremo, ci sporcheremo e ci laveremo anche, cercheremo di crescere e di imparare moltissimo e da tutti, ascolteremo e aspetteremo il nostro turno per intervenire, faremo risuonare di musica e risate tutto il quartiere!